Afterhours in concerto – Gallipoli 2014 – #nonsuono

#nonsuono #1 di Mino Pica

Afterhours Live in Parco Gondar - Gallipoli – 1 agosto 2014.
 
Un disco del 1997 presentato nel 2014, 180 minuti di concerto come forse mai prima. Probabilmente questo spiega già tutto. Consapevolezza. Considero gli After il top della musica italiana contemporanea degli ultimi 20 anni, per la cura e poesia dei testi, per la potenza nei live, per la personalità di Manuel e la sua sensibilità artistica e sociale. In questo 2014, durante una presentazione dell’album alla Feltrinelli di Lecce, la domanda che avrei voluto fare agli After: “la musica non ha più nulla da dire se oggi presenta un disco di 17 anni fa?“; da qui molte considerazioni personali sulle retromanie, sulle numerose reunion e infinite ristampe (ascolta qui).
E’ da allora che inizio a soffrire di prestalgia ed anche per questo, per la prima volta, ho avuto il dubbio di concendermi, oppure no, il tradizionale concerto degli After di cui sento il bisogno ogni anno dal 2001 almeno. Ha prevalso il bisogno, quello residuo, e la destinazione Gallipoli. Il dubbio è stato sciolto il giorno prima del concerto. Quanto contrasto (!) quando, trascinato da un amico che temeva di non trovare i biglietti, si partiva nel pomeriggio, con il record che appartiene al concerto di Squinzano degli Afterhours nel 2004, con arrivo alle ore 16 e partenza programmata molti giorni prima.
Ritorniamo ad oggi, al 1997.
Una volta si festeggiavano i trentennali, al massimo i ventennali, il diciasettennale mancava ma probabilmente mancavano le canzoni, le idee; le celebrazioni sono sempre più semplici da concepire. Si arriva al parco intorno alle 22, all’ingresso sequestrano plastica ed acqua; dopo scopriamo che non saranno le uniche cose sotto sequestro, perchè una volta entrati se si vuol uscire si può rientrare solo dopo le due. Due è un altro numero che ritorna: è il numero dei bagni chimici a disposizione per almeno 400/500 persone presenti, che ovviamente scatenano code degne della Salerno-Reggio. Qualcuno si lamenta, molti sbuffano, altri credono che sia normale così. Non entravo al parco da qualche anno, c’è la sorpresa di molti cambiamenti: è davvero carina la zona biliardo ma quei tavoli sotto il primo palco piccolo sono un pugno alla stomaco alla musica live. Andiamo oltre per cercare il palco degli After, troviamo un kebab e andiamo oltre ,ma è inutile girarci attorno, gli After suoneranno al fianco del primo palco, il parco grande è chiuso e non crediamo ai nostri occhi. Probabilmente la prevendita non è andata benissimo, penso, e si è scelto di evitare il parco grande. Probabilmente.
Arriva finalmente un pò di musica live ed anche qui c’è qualcosa di singolare: raramente ho trovato dei gruppi spalla ad aprire gli After (a parte i Marlene nel 2010 a Bari che ho fatto fatica a riconoscere ed ascoltare fino alla fine). E inoltre raramente si è dovuto attendere perl’inizio dei gruppi spalla. Suonano La Gente, I Misteri del sonno ed i Muffx; di questi meritano solo quest’ultimi che purtroppo vengono bruscamente interrotti perchè doveva improvvisamente iniziare il concerto degli After del 1997, nel 2014.
Giorgio si avvicina al microfono e chiede “Hai paura del buio?” ed inizia il concerto.
Formazione e vestiti del 1997, iniziano gli After e fortunatamente anche le canzoni restano originali; sventato il pericolo di sentire le nuovi versioni della special edition che ovviamente distano molto da quelle originali, Finardi per credere.
Scaletta: Hai paura del buio? 1.9.9.6. Male di miele Rapace Elymania Pelle Dea Senza finestra Simbiosi Voglio una pelle splendida Terrorswing Lasciami leccare l’adrenalina Punto G Veleno Come vorrei Questo pazzo pazzo mondo di tasse Musicista contabile Sui giovani d’oggi ci scatarro su Mi trovo nuovo. Album, non c’è che dire fantastico.
Una nuova considerazione però mi oscura la mente: se un album del genere nel 97 non riuscì, di fatto, a cambiare un panorama rock italiano che oggi si dimostra a tratti imbarazzanti, quale album o quale scena reale contemporanea potrà farlo? Considerando che nei negozi di dischi che ormai sono chiusi escono solo reunion, trentennali, ventennali, diciasettani e via dicendo. Ci aspetta il peggio? Ritornerà il Festivalbar?
Ritorniamo al concerto perchè ovviamente escono di nuovo fuori gli After dopo appena 60 minuti di live. Partono con diversi pezzi di Padania (album sottovalutato ma che merita molto rispetto) e con grandi classici; ora sono tutti vestiti di nero e continuano a suonare e suonare per altri 120 minuti. Sembrano dire “lo sappiamo ragazzi che vi proponiamo un disco del 1997, ci scusiamo sudando e spaccando questo palco per 180 minuti”. Il minimo sindacabile di fronte a questo sconforto che si chiama prestalgia.

26082014 – Mino Pica

www.minopica.it

Twitter: @mino_pica

after g

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