Recensione: WINTER DUST….. a cura di Viviana Tasco.

cover

Winter Dust – Autumn Years

L’autunno, con le sue piogge, i suoi colori,  il suo profumo di foglie bagnate dalla pioggia è la stagione della malinconia e della verità. Ci riporta ad una realtà dura da affrontare dopo la stagione della vacanza, del disimpegno, della pausa dei pensieri. I Winter Dust ce la raccontano come anno, come periodo di vita indispensabile alla rinascita, come il momento in cui il ricordo di ciò che è stato deve essere parte indispensabile della vita, come quel momento in cui si rimane fermi a fare il punto della situazione con estrema sincerità nei confronti di se stessi e di ciò che è stato, come il momento della purificazione, del pensiero maturato.

I Winter Dust sono in cinque e vengono da Padova. Nascono nel 2003 .Nel 2008 raggiungono l’attuale line up ed iniziano a lavorare ai propri pezzi dal sapore post-rock/emo, influenzati da gruppi come Moving Mountains, Caspian, Envy. Nel 2009 pubblicano il primo EP “Colours of the post-storm”, nel 2011 il secondo “Existence” che li porta in tour in Francia per due settimane.

Arrivano al 2013 regalandoci il disco della maturità, della strada trovata.

Nel disco sono contenuti sette brani, costruiti in maniera precisa e minuziosa  a dare il senso dell’autunno, di una malinconia fluida ed impalpabile che stringe e circonda. Ci si ritrova nel mezzo di una tempesta che descrive il dimenarsi delle emozioni .
I Winter Dust sembrano ricreare attraverso i suoni un ambiente che è mentale e che ospita cieli grigi, vetri gocciolanti, foglie che volteggiano nella tempesta fino a cadere sfinite al suolo.  Non di rado infatti si percepiscono suoni di ambiente come vento, pioggia, voci, motori, che catapultano ancora più nel cuore dell’atmosfera. L’ascoltatore viene gettato nella tempesta e ne rimane incagliato, rapito dalla musica e dalle emozioni. E’ una calca di pensieri e sensazioni che conducono alla catarsi. E’ un album che scorre, che tiene incollati alle cuffie, che va respirato tutto d’un fiato.
Strutturalmente i brani sono maniacalmente costruiti, non c’è nulla che sfugge alla composizione, tutti gli strumenti  hanno il proprio spazio e si sentono distinti l’uno dall’altro a creare una dissonanza di emozioni, ma che poi nella percezione totale  sono in perfetta armonia. Il piano è lo strumento dominante, e sembra unire e compattare il resto, dando un valore aggiunto sul piano emozionale. Nel complesso, i pezzi sono costituiti tutti da graduali cambi, la musica cresce, esplode,  per poi tornare piano in uno stato di morbida calma, in un continuo palleggio che crea accurata dinamica.
Le liriche sono brevi e concise e si amalgamano ai suoni. Le parole sono eteree e danno la sensazione di essere urlate nella tempesta o raccontate dall’altra parte di un vetro.

Un lavoro decisamente maturo,  un esordio entusiasmante ed emozionante.

Potete ascoltare l’album a questo indirizzo:
http://winter-dust.bandcamp.com/