Recensioni, ALBEDO … a cura di Viviana Tasco .

 

Breve presentazione di Viviana :

“Ciao a tutti, mi presento: sono Viviana Tasco , di fede beatlesiana, ramo McCartneyano. Ho iniziato a studiare canto e teatro  nell’adolescenza, periodo in cui inizio anche ad appassionarmi alla musica, inizio a nutrirmene (nel senso che inizio ad aver bisogno di un album nuovo almeno ogni due settimane per vivere quieta), quindi inizio la ricerca di nuovi gruppi, nuovi autori, ad interessarmi ai dischi più svariati e dei più svariati generi, prediligendo però sempre l’indie rock. Attualmente sto per laurearmi in Scienze dei Beni Musicali e dello Spettacolo e sono amatrice presso la Scuola Nazionale di Improvvisazione Teatrale”.

 

cover album

 

ALBEDO – LEZIONI DI ANATOMIA

Lo scenario della musica rock indipendente o alternativa, ormai, non ha granché di cui vantarsi. E’ uno scenario in cui tutto si somiglia, nulla si trasforma e poche cose entusiasmano davvero.
Poi, un giorno, ti ritrovi in mano un disco degli Albedo e torna l’entusiasmo.

Note Biografiche:
Già col primo disco “Il Male” (2010), dimostrano di essere altro, rispetto all’indie rock a cui siamo abituati ed entrano così di prepotenza tra le segnalazioni di Ondarock, Il Mucchio, Rumore, etc.
Nel 2012 è il turno di “A Casa”, che riscuote successo ancora maggiore rispetto al primo album, tanto che Rolling Stones pubblica il video del singolo “L’amore è un Livido”.

Il successo del quartetto milanese è dato dal ritorno ad un rock puro, denotato da melodie pop, non invadenti, equilibrate, per nulla scontate, incastonate a liriche d’autore raffinate e complesse ma dirette, sincere, esplicite, universali, vuote di incongruenza, aride di troppe metafore che le renderebbero pesanti ed eccessivamente adorne. Niente è lasciato al caso. Gli albedo sanno cosa vogliono dire e sanno come dirlo, restando fedeli al concetto di musica come arte per tutti (come traspare da “La Musica è Una Merda” quella che si potrebbe definire “canzone manifesto”, contenuta nel disco “ A Casa”).
Si avvicinano alle melodie dei Verdena, con una propensione allo speech alla Massimo Volume.
E’ questo il metodo presente anche nell’ultimo lavoro “Lezioni di Anatomia”, edito nell’Aprile 2013 da due delle case discografiche più importanti ed interessanti al momento: V4V (Marnero, Gli Ebrei, Nient’altro che Macerie, etc.) ed Inconsapevole Records (Biffers, Breakout Division, Bad Love Experience, ecc). Un concept album post-rock, in cui sono gli organi stessi del corpo umano a parlarci e a descriversi, attraverso il  mezzo canzone, come se l’urgenza di dirci cosa provano fosse diventata troppo pressante per non esplodere in musica, vibrazioni più adatte a raggiungerci. Il mondo visto dall’interno più ricco e profondo, un fluire di immagini e melodie. Potete ascoltare l’album ad occhi chiusi e provare ad indovinare quale organo del corpo sta cantando la propria canzone, confrontando ciò che dice con ciò che dicono i vostri organi e vi ci ritroverete.
Organi che parlano in prima persona, che raccontano scene di vita colme di emozione, depurati dagli stereotipi poetici e raccontati per come agiscono, tramite noi: se pensiamo alla schiena, ci viene in mente una bella schiena femminile sensuale, come quella ritratta nella foto di Man Ray “Le Violon D’ingres”, e non come l’amica fedele che ci sostiene nei momenti peggiori (“adesso sai perché rimani comunque in piedi”).

Si parte con l’organo “dalla memoria corta”, “Cuore”, in cui la cassa  ci accompagna per tutto il pezzo ad imitare la pulsazione, il battito; segue “Dita” in cui il suono della chitarra sembra doppiare il movimento delle dita che si agitano nell’aria a voler fuggire da una mano che le costringe ad un corpo che non gli permette di arrivare dove vorrebbero; è il turno di “Stomaco”, un momento clou, una cavalcata di pensieri e lamenti in cui il suono elettrico  e stridente della chitarra insegue  il tempo della batteria, su cui si adagia la voce di questa parte dell’organismo che chiede “Dammi qualcosa che possa nutrirmi davvero”, un pezzo di cui gli stessi Albedo dicono se la giochi con “A Day in the Life” dei Beatles; “Pancia” ed “Occhi” sono i due pezzi strumentali,  in cui domina il suono elettrico, ma  le raffinatezze strumentali, virgole di chitarre qui e accenni di piatti lì, non sfuggono all’orecchio e vanno a creare due pezzi eloquenti pur senza l’efficace immediatezza della lirica; in “Polmoni”, è l’intreccio di casse, chitarre e voci doppiate a dare l’effetto del movimento del respiro e dell’affanno dell’organo che sente di rinascere ad ogni recupero di fiato; in “Fegato” , sono le chitarre aspre e forti e le voci doppiate a dominare, al contrario della più dolce e fievole “Schiena”, pianoforte e voce doppiata e qualche eterea virgola elettrica nella conclusione. L’album arriva al suo epilogo con “Gambe”, un brano equilibrato in cui nessuno strumento particolare domina, ma in cui tutti marciano a dare l’impressione di una corsa affannosa. Degne di nota anche le illustrazioni nell’album, a cura di ErbaLupina.

In generale, l’album è ben ideato, ben fatto, congruo e compatto.  Tutto ruota intorno all’idea base ed è giocato magistralmente intorno ad essa. La voce sempre riverberata ha quell’effetto cavernoso che sembra voler imitare la voce degli organi che provano a farsi strada nelle cavità del nostro organismo, riecheggiando nel vuoto. I timbri evidenziano i bassi delle pulsazioni, le chitarre sono sempre sostenute e mai invadenti. I suoni elettronici adornano il tutto, arricchiscono e creano un tappeto di delicato equilibrio, di quella precisione che non infastidisce ma accompagna nell’ascolto, accompagna nel ritmo.
La registrazione, in presa diretta, regala maggiore sincerità ed immediatezza al lavoro, capolavoro.

Potete scaricare l’album gratuitamente dal sito della casa discografica V4V al seguente link:
http://www.v4v-records.it/albedo–lezioni-di-anatomia-in-free-download.515843851affaa333c00031b