Recensioni, BUD SPENCER BLUES EXPLOSION – “BSB3” … a cura di Viviana Tasco.

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Era il 2009 quando ascoltai per la prima volta i BSBE. Anteprima del concerto del primo maggio in tv, il momento in cui si esibiscono le band emergenti, quello che guardi con distrazione, o ascolti mentre fai altro. Quell’anno  il pubblico non era facilissimo. Si sarebbe esibito Vasco Rossi e molti dei fan presenti non si curavano della presenza di altri gruppi e difatti si scatenò una polemica sul chiasso provocato dai cori inneggianti al cantante durante l’esibizione degli altri artisti. Il momento in cui Adriano e Cesare salirono sul palco rimarrà pressoché indelebile: due ragazzini, una chitarra e una batteria. Adriano guarda la folla, si passa la mano tra i capelli e sveglia la chitarra. Parte un assolo che zittisce tutti. Poi le prime note di “Fanno meglio” e infine “Hey boy, hey girl”. Credo di essere rimasta inebetita davanti alla tv per tutti i 10 minuti dell’esibizione. Poi presi il cellulare e scrissi ad un’amica: “hai sentito che roba su rai 3?”, trovando dall’altro lato un’altrettanto assuefatta ascoltatrice. Da allora è stato inevitabile ascoltare tutto ciò che proviene dalle menti di questi due maghi della musica. L’entusiasmo fu parecchio quando seppi che avrebbero partecipato al RID, nel 2011. Durante il soundcheck rimanemmo tutti un po’ allibiti e incantati dal suono che proveniva da quelle menti e si impossessava delle nostre (e suvvia, diciamocelo, avevamo anche un sorrisino compiaciuto per l’ottima scelta).

Ebbene, i nostri maghi  sono tornati con un terzo album, “BSB3”.
L’album è stato prodotto da Giacomo Fiorenza (già collaboratore di Colapesce, Moltheni, Benvegnù, Offlaga Disco Pax, Giardini di Mirò, ecc.) e registrato all’Alpha Dept Studio per la 42 Records.

Il tre è un numero significativo e onnipresente: si tratta del terzo album, uscito il tre giugno e sulla cui copertina la “E” finale del nome della band è invertita a significare proprio un tre. Sulla copertina dell’album, in un paesaggio desertico, fa irruzione un tramezzino (di nuovo il numero tre, richiamato dal numero di lati del tramezzino), che rappresenta anche un simbolo divino. Questo perché le liriche, come è tipico del soul, sono circoscritte da tematica religiosa che non è direttamente affrontata, ma sfiorata. Ciò significa che non si parla di un Dio o di una religione ma di temi e suggestioni che di religioso hanno solo un alone indefinito. Sono liriche che tuttavia si perdono nella bufera del suono e che l’ascoltatore tende a perdere proprio come se fosse frastornato dal vento roboante.
Le Influenze musicali sono differenti, il genere predominante è lo stoner rock con spolverate di psichedelia (Per esempio “Camion”) e blues. Anche la melodia della ballata trova posto con “Troppo Tardi”. Si sentono le influenze di Hendrix, Queens of the Stone age, Black Keys.

E’ l’album in cui sfocia con pienezza l’identità trovata dal duo, un album coerente col percorso effettuato, consapevole e molto studiato. Difatti è stato progettato e provato per circa un anno e mezzo e il risultato è tangibile nella pienezza dei suoni, nella variegatura dei timbri di chitarra, nella struttura degli arrangiamenti, nella diversificazione dei bpm.
Questo album è fortemente studiato probabilmente perché il duo si è reso conto che la resa dei loro pezzi, su disco, non è di impatto come quella dell’esperienza live. Hanno quindi deciso di scarnificare quanto più possibile il nuovo lavoro registrarlo in presa diretta che, si sa, spara meglio l’energia che così risulta palpabile, elettricità statica.

Un’altra magia riuscita. E stavolta davvero, non c’è trucco, non c’è inganno.

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