Recensioni, FINE BEFORE YOU CAME … a cura di Viviana Tasco.

FINE BEFORE YOU CAME  - Come fare a non tornare

FINE BEFORE YOU CAME – Come fare a non tornare

 

 

FINE BEFORE YOU CAME – “COME FARE A NON TORNARE”

L’arte è un mezzo di comunicazione e la musica ne è ramificazione più potente e diretta. Accade spesse volte però, che l’esigenza musicale non sia dettata da una reale esigenza di comunicazione, quanto più da scadenze, necessità di etichette, dal bisogno di rimanere a galla facendosi vivi ogni tanto.

Altre volte capita invece che una band, senta il forte impeto di dire qualcosa, di far uscire fuori ciò che ha, di fissarlo.
E’ il caso dei Fine Before You Came, che un giorno di giugno, senza che nessuno sapesse niente, senza che nessuno se lo aspettasse, danno l’annuncio della disponibilità del free download del loro nuovo album sul proprio blog, affermando: “[…]ci siamo mancati. allora a un certo punto siamo andati a pranzo fuori e abbiam detto facciamolo, fissiamo lo studio, senza avere niente di niente in mano. tra tre mesi. ce la facciamo. non ce la faremo mai. certo che ce la facciamo. sì. no. sì.

Non era mica una sfida. non c’era da dimostrare niente a nessuno. eran successe così tante cose a ognuno di noi che sentivamo il bisogno di fissarle da qualche parte.”
E così hanno dato vita a “Come Fare a Non Tornare”, un ep registrato in una settimana, edito da La Tempesta Dischi (Zen Circus, Giorgio Canali & Rossofuoco, Pan del Diavolo, ecc.) album che, nato con questi presupposti, non poteva che essere diretto, sincero e di pancia. “Impeto” è la parola d’ordine nella descrizione di questo disco. Ma chi poteva aspettarsi che fosse anche l’album di svolta della band?

Per chi non li conoscesse, i FBYC sono cinque ragazzi milanesi che nel 1999 iniziano a suonare insieme. Hanno all’attivo quattro album ed altrettanti EP. Nel 2011, la rivista “Il Mucchio Selvaggio”, mette il loro album, il primo cantato in italiano “S f o r t u n a” (2009, La Tempesta Dischi) tra i 50 album fondamentali del rock italiano degli anni 2001-2010.
Si contraddistinguono per un rock rabbioso ed urlato e la capacità di unire il vecchio hardcore statunitense a nuove soluzioni, unitamente a liriche disilluse ed urbane.
Ebbene, col nuovo ep cambiano rotta i FBYC, si fanno più post-rock, più  profondi, più realisti, lasciano la rabbia e le urla, ed adottano un cantato più definito che si unisce alla linea melodica. E’ l’impeto dell’avere qualcosa da dire e l’irruenza nel dirla, un pugno nello stomaco che serve a farti sentire vivo. L’urbano rimane lo sfondo, ma rassegnato più che disilluso. Visto, vissuto, indagato e portato a casa. Un album che descrive la fatica della quotidianità e dei pensieri che ci attacca addosso e, al contempo, la consapevolezza di non poterci fare nulla (“ci sono un paio di cose che proprio non tornano / nonostante questo / non cambieremo mai”). Un album che sa di pareti umide e di fumo, di orologi rotti attaccati alle pareti, di una mano che ti tiene la spalla per dirti che tanto è tutto inutile (“vado avanti così finché dura / passo dalle vittorie alle sconfitte senza combattere battaglia alcuna”). Liriche che contengono massime  intime e vere, di chi le dice perché le ha vissute in pieno. Il tutto detto con una musica incalzante, uno sfogo da flusso di coscienza che corre e rincorre, tanto che i brani sembrano legati l’uno all’altro, senza pausa, senza che lascino il tempo di respirare. Le chitarre danno l’impressione di circondare, stringere e poi urlarti contro, accompagnate dal battito puntuale e cadenzato della batteria.
Non ci sono punte più alte o più basse, è un flusso continuo. Scorre veloce, lasciando comunque il segno. Già nei precedenti album i cinque avevano dimostrato il proprio valore. In questo album, superano se stessi.

 

Potete scaricare gratuitamente il loro album da qui:
http://finebeforeyoucame.com/

Viviana Tasco