SELFBAR, intervista … a cura di Marco Mingolla.

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Due domande sulla finale del Festival di Sanremo e si comincia. I Selfbar sono Roberto Biagiotti (cantante), Giuliano Romano (chitarrista) e Stefano Fiorini (batterista). Hanno da poco pubblicato il loro nuovo album “Buoni Motivi” che verrà presentato il 7 marzo a Milano. Ecco una parte della nostra chiacchierata.

Gruppo rivelazione dell’ultimo Rockinday, presenza scenica eccezionale e tanta energia da vendere. Energia tangibile anche nel vostro nuovo lavoro. Come nasce Buoni Motivi? C’era un progetto, c’era la voglia di fare un album?

 Giuliano: c’era sicuramente voglia di fare un album così abbiamo messo insieme dei pezzi che rappresentano questo nostro “momento storico”. Abbiamo scelto solo questi nove pezzi tra i diversi che avevamo in cantiere. Abbiamo deciso di inserire quelli che in questo momento più ci rappresentavano.

Quello che stupisce ascoltandovi è la fusione di generi. Come siete riusciti a conciliare due mondi opposti come quello del rock e dell’Hip Hop?

 Roberto: mah, con la semplicità, con la passione per quello che fai. Tutti e tre siamo innamorati dei generi di appartenenza e sicuramente la sfida di fonderli in un unico progetto era accattivante.

 Perché tu, Roberto, vieni chiaramente dal mondo Hip Hop, invece Giuliano e Stefano?

 Giuliano: io dall’ indie rock, noise rock, post rock.

Stefano: io vengo dal grunge. L’Hip Hop tra l’altro per me è un mondo abbastanza nuovo. Diciamo che loro due mi hanno aperto questa porta; infatti l’altro giorno ricordavo con Giuliano il primo approccio a questo progetto da parte mia: sono arrivato pensando di sapere già entrare nelle dinamiche di questo genere e invece zero. Quindi ho dovuto un attimo rivedere… però dentro sono così. Allora ho adattato quello che ho dentro al sound meno aggressivo del grunge, meno sporco, meno cattivo. Così è venuto fuori questo sound.

 Giuliano: poi in maniera piuttosto naturale perché io e Roberto ci conosciamo da una vita e ad un certo punto abbiamo deciso di provare a fare insieme una roba, tra l’altro a mille e cento chilometri di distanza, perché lui viveva a Taranto, io a Milano; quindi l’unica idea pensata a tavolino è stata quella di provare a fare qualcosa insieme; di tutto il resto si aveva un’idea all’inizio, poi lavorando, sporcandosi le mani sugli strumenti è venuto fuori quello che è venuto fuori insomma. Quest’ultima impronta è venuta fuori ancora più naturalmente, ancora più per caso, perché l’abbiamo deciso prima di un live: (…) una sera volevamo fare qualcosa di diverso rispetto a quello che facevamo di solito e prima di partire io e Stefano ci siamo chiusi in sala un’oretta e ho detto di provare a farla in maniera diversa. Poi abbiamo fatto questo live a Rimini, ma senza che Roberto sapesse nulla (ridono). Per questo dico che è venuta in maniera abbastanza naturale perché non c’è stata la pesantezza di uno studio, di tante prove. Poi pian piano i pezzi li abbiamo studiati, strutturati…

Ecco questa è una cosa curiosa: come nascono i pezzi dei Selfbar?

Giuliano: può succedere che qualcuno di noi arrivi con un’idea o con una sensazione. Magari ci fa ascoltare in sala un brano di chiunque su Youtube, piuttosto che su Spotify, qualcosa che ha colpito o che si sta ascoltando. Magari da lì possono essere tracciati degli spunti, delle atmosfere. Poi può succedere che io porti un pezzo, però può succedere che Stefano venga con un groove o che Roberto scriva un pezzo su una base midi completamente improvvisata.

E’ un album in cui i testi sono ricercati, per niente banali. Possiamo dire che affronta anche temi molto importanti, temi sociali, o è una forzatura?

 Roberto: Non credo sia una forzatura dire questo, anzi ci piace, perché alla fine sono tre punti di vista di tre persone di trenta e passa anni che fotografano la vita quotidiana dai problemi sociali ai problemi sentimentali. Anche per i tempi che viviamo, non puoi permetterti di essere un artista monotematico o comunque non è il nostro caso. Vale tanto scrivere di sociale quanto di amore. Come dicevi tu c’è una ricerca sicuramente. Va studiato l’argomento, va osservato da più punti di vista, non bisogna renderlo banale.

 Per esempio mi riferivo a frasi come “per tutte quelle volte che non sei riuscito a dire quello che volevi”, sembra quasi parli di un impedimento..

Roberto: Certo, se vuoi quella frase la puoi davvero applicare a tutti i contesti di vita a livello sociale, lavorativo, sentimentale perché può capitare insomma…(sorride).

A proposito di ricerca; a me sembra che alcuni testi siano anche il risultato di una riflessione interiore. Penso a “salto nel vuoto ad occhi chiusi e mani aperte, scelgo di lanciarmi per non essere nessuno”. E’ così?

 Stefano: sì, mi ricordo tra l’altro il momento in cui è nata questa canzone. E’ nata così: stavamo parlando e ci siamo resi conto che comunque per arrivare ad un obiettivo qualsiasi esso sia, bisogna arrampicarsi piuttosto duramente, ci sono ostacoli che ci mettono davanti, che ci creiamo anche noi ed è sempre più difficile raggiungere obiettivi, anche semplici, che ognuno può sognare nel quotidiano;  (…) ma una volta raggiunto l’obiettivo, a quel punto devi farti delle domande, perché entrano in gioco diverse sensazioni: paura, rimorso, magari hai pestato la testa a qualcuno. Ecco a quel punto devi decidere se buttarti … nel vuoto, come dice la canzone, “ad occhi chiusi e a mani aperte”, cioè a prenderti tutto. Cioè tutto quello che un salto nel vuoto ti può dare. E’ un rischio.

Giuliano: è comunque molto intimista, perché è quasi come mettersi a nudo di fronte a se stessi.

Qual è il vostro brano preferito dell’album?

Stefano: Eh va a periodi, perché comunque quando ti chiudi in studio, li hai ascoltati un po’ di volte. Comunque il mio preferito è Per Tutte Quelle Volte

Roberto: Per me Ora o Mai più.

Giuliano: Per Tutte quelle Volte.

 A RadioFlo avete detto “noi siamo prima amici e poi musicisti” (ridono, poi Giuliano dice “ritiro tutto”). Quanto conta questa dimensione dell’amicizia, dello stare bene insieme per un progetto musicale?

 Roberto: Sorridiamo perché è fondamentale questa roba qui e ce ne rendiamo conto sicuramente sempre di più; e capisci anche come i grandi big della musica arrivano ad un certo punto che scazzano e chissà per quale motivo deludono milioni di fan. Il rapporto umano è alla base di tutto nella vita in generale. Se non hai dei buoni amici non avrai una vita serena, se non hai dei buoni amici, non farai bene le cose. Cioè è tutto: diventa quasi morboso, come un rapporto con la tua fidanzata. Cioè diventa un “giù le mani dai miei amici”. E’ una squadra, una famiglia, è tutto fondamentalmente… poi soprattutto per tre scappati di casa!

Qualche secondo di una canzone ha introdotto un servizio alle iene (Stressa)…

 Giuliano: Sì è stato mandato proprio in studio nei rientri dai servizi. Ogni puntata lo si può ascoltare.

 …Sì, ma parliamo di cose serie: avete conosciuto Ilary?

Insieme: sì, è chiaro che l’abbiamo conosciuta. (Ridono)

 Ma allora me la presenterete?!

 (Ridono) Roberto: quando ci sarà l’occasione… (ridono)

Quando si decide di registrare un album, fra le prove e lo studio si sta veramente tanto tempo insieme. Quante volte vi siete mandati a quel famoso paese?

 Roberto: Noi ? (sorridono) in media ogni quindici giorni. Come il ciclo per le donne, noi ci sfanculiamo, poi ci ritroviamo… ubriachi.

Stefano: In realtà questa cosa delle fidanzate, del “giù le mani” è giusto; cioè funziona allo stesso modo. Cioè amici, ok, ma come in una coppia c’è anche la parte in cui facciamo sesso perché se no l’amore che fa? Dopo un po’ si spacca. E qui la stessa cosa: il nostro sesso è quando siamo sul palco. Cioè se manca questa cosa poi ci innervosiamo.

Progetti per il futuro?

 Roberto: Suonare. Suonare il più possibile.

Giuliano: Stiamo infatti organizzando un tour. Festeggeremo l’uscita del disco il 7 Marzo al Goganga a Milano, il 3 faremo un piccolo showcase in una radio per iniziare a pubblicizzare.

 Tre BUONI MOTIVI per fare musica in Italia?

 Stefano: io cito sempre questa frase quando mi chiedono questa cosa: meglio essere un musicista disoccupato che un idraulico disoccupato.

Giuliano: perché l’Italia è il paese della cultura.

Roberto: perché siamo italiani e vogliamo fare musica in Italia. E’ bello fare musica in Italia, in italiano.

 Tre BUONI MOTIVI per ascoltare il nuovo album dei Selfbar!

 Giuliano: perché spacca!

Roberto: perché è un album originale. Sì, sarò di parte, però credo sia davvero originale.

Stefano: se penso a tutto quello che c’è dietro, a come è stato fatto, a quante ore spese, ma non solo a quello sarebbe un parto a metà, cioè abbiamo bisogno che lo ascolti quanta più gente possibile. Quindi per onorare questa fatica, sarebbe bello che lo ascoltasse più gente possibile. E poi è un disco libero.

 

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